Scritti da Luigi


XCVI – UNA EXCURSION INOLVIDABLE

Hoy les cuento de hoy. Porque ha habido un cambio de programa… Aún cuando tenía yo una cita muy importante… No fué fácil convencer a Mónica para que me dejara ir a Rhemes. Sobre todo solo. Después de una animada discusión, nos miramos a los ojos y le dije “Tengo que ir absolutamente. Siento la necesidad de ver esos lugares y de respirar ese aire…”.


XCVI – UN’ESCURSIONE INDIMENTICABILE

Oggi vi racconto di oggi. Perché c’è stato un cambio di programma… Anche se oggi avevo un appuntamento molto importante… Non è stato facile convincere Monica a lasciarmi andare a Rhemes. Da solo poi. Dopo averne discusso, animatamente, ci siamo guardati negli occhi e le ho detto “Oggi ci devo proprio andare. Sento il bisogno di vedere quei luoghi e di respirare quell’aria…”.


XLIII – FINALMENTE!

Dovete prima leggere “Senza titolo” e “Luigino” per poterci capire qualcosa. Anche perché è già difficile capirci qualcosa leggendoli… Sapete cosa vi dico? Sarà meglio che me li rilegga anch’io, anche se li ho scritti poche ora fa. Rileggendo “Luigino” mi viene da scrivere anche che sarebbe stato meglio alzarci in due da tavola, piuttosto che essere chiamato Luigino… Per andare a prendere la bottiglia d’acqua in cantina, intendo. E poi, l’esempio dell’acqua non è del tutto calzante. Perché se mi avessero chiamato Luigi e mia mamma avesse detto “Luigi, adesso che abbiamo pranzato vai a fare i compiti” mi sarei alzato solo io. Non si sarebbe di certo alzato mio nonno. O se mia mamma avesse detto “Luigi, adesso che hai pranzato puoi andare alla cascina Gorini” non mi sarei di certo alzato io, ma solo mio nonno. Adesso divento serio però.


XLII – LUIGINO

Dovete prima leggere “Senza titolo”. Altrimenti non capireste… Riprendiamo da dove ero rimasto, ma andiamo per gradi. Intanto vi dico come mi chiamavano. Qualcuno mi chiamava Luigino. Qualcun altro mi chiamava Luigi. Altri ancora, tra cui ovviamente mia nonna, mi chiamavano Gino. E andava ancora bene che lei, mia nonna, mi chiamasse Gino e non “Zio Gino”. Avete capito a cosa mi riferisco vero?


XLI – SENZA TITOLO

Niente da fare. Non c’è proprio verso di dormire stanotte. Sono le due e un quarto e non ho ancora chiuso occhio. Tanto vale che mi metta a scrivere qualcosa. Dormirò domani mattina, visto che non mi devo alzare per andare al lavoro. Anzi, stamattina, visto che è già sabato… Questo è il quarantunesimo racconto che scrivo. Scriverò, anche se non sono dell’umore giusto per farlo. E allora non mi rivolgerò né a Wilson, né al pubblico di manichini, né sarò ironico. Probabilmente vi annoierò. Anzi, vi annoierò sicuramente. Peraltro non so neanche da che parte iniziare per scrivere ciò che ho in mente. È un ragionamento abbastanza complesso. Parto dal mio albero genealogico.


III – UN BEL FILM

Domenica 21 settembre 2014, pomeriggio. “Adesso ci guardiamo un bel film, ho letto il libro da cui è stato tratto”. Queste le parole che proferì Monica, non appena arrivati a casa, dopo un buon pranzo dai miei suoceri. Titolo: Colpa delle stelle. Trama per chi non l’avesse visto: due adolescenti, lei è ammalata di cancro, lui anche, si conoscono, s’innamorano, lui muore. Ah, dimenticavo, lei respira con l’ausilio dell’ossigeno e a lui hanno amputato una gamba. Cazzo! E allora non dirmi “Adesso ci guardiamo un bel film”.


VI – CREMO UNO

Alla fine della quinta elementare, correva l’anno 1978, io avevo undici anni e tifavo Juventus. Perché un bambino non può che tifare per la squadra del proprio genitore. Del resto come tutti i bambini di quell’età: Inter, Juventus e Milan, in rigoroso ordine alfabetico per non far torto a nessuno, le squadre che la facevano da padrona. Poi, alle medie, ho conosciuto don Mario, insegnante di religione e tifoso della Cremonese. “Cremonese? In che campionato gioca? In Serie B?” chiesi ingenuamente. “No, in serie C1” fu la risposta. Era l’anno scolastico 1978-1979. Come si fa a tifare per una squadra che milita in serie C1? Boh… Ho però provato, sin da subito, una certa simpatia per quella squadra provinciale.


XCIV – PINOCCHIO

Non mi è mai piaciuto anche se, in fin dei conti, non mi ha mai fatto nulla. Anzi, per dirla tutta, mi sta proprio antipatico! Sto parlando di Pinocchio, la marionetta. E sì che il romanzo di Collodi, che poi non si chiamava neanche Collodi, l’ho letto e mi è piaciuto. E poi Pinocchio era fondamentalmente buono, anche se ogni tanto raccontava qualche palla. Ma almeno lui la purgava in prima persona. Gli si allungava il naso se non altro… Oggi, invece, molti raccontano palle, ma la purgano sempre coloro che non c’entrano nulla.