genitori


LXVI – RIMPIANTO

Ho un rimpianto… Apro prima una parentesi. Non mi piace essere commiserato da nessuno per la malattia che ho. Anzi, essere commiserato m’infastidisce proprio. Ma proprio tanto! Così come m’infastidisce una persona. Quello che mi chiede come sto, ma solo per essere a posto con la sua coscienza. Quello che sa cosa sto passando io… In che senso? Nel senso che mi dice “Io lo so cosa stai passando…”. Ma che perbacco ne sai tu cosa sto passando io? Ma fatti un po’ i perbacchi tuoi!


XLI – SENZA TITOLO

Niente da fare. Non c’è proprio verso di dormire stanotte. Sono le due e un quarto e non ho ancora chiuso occhio. Tanto vale che mi metta a scrivere qualcosa. Dormirò domani mattina, visto che non mi devo alzare per andare al lavoro. Anzi, stamattina, visto che è già sabato… Questo è il quarantunesimo racconto che scrivo. Scriverò, anche se non sono dell’umore giusto per farlo. E allora non mi rivolgerò né a Wilson, né al pubblico di manichini, né sarò ironico. Probabilmente vi annoierò. Anzi, vi annoierò sicuramente. Peraltro non so neanche da che parte iniziare per scrivere ciò che ho in mente. È un ragionamento abbastanza complesso. Parto dal mio albero genealogico.