Scritti da Luigi


L – LA CINCIA

Fine marzo 2004. Dopo aver aperto lo sportello della cassetta postale, Monica vi trovò del muschio. Nel nostro prato c’è molto muschio a ridosso della recinzione. Proprio vicino alla cassetta postale. Vi ho già detto che Monica esercita la professione di logopedista in uno studio presso la nostra abitazione. Così, quando trovò il muschio nella cassetta, pensò che l’avesse messo, per scherzo, uno dei suoi piccoli pazienti. Prese le lettere, tolse il muschio e richiuse lo sportello. Quando riaprì lo sportello, il giorno dopo trovò ancora del muschio. A questo punto escluse l’ipotesi dello scherzo di un bambino. Questa volta, però, chiuse a chiave lo sportello e la tolse. La chiave, intendo. Dopo qualche giorno ancora muschio. Beh, allora non poteva che essere un uccello l’artefice dello scherzo. Mi appostai ed ebbi conferma.


XCIV – PINOCHO

Nunca me ha gustado aunque, en resumidas cuentas, no me ha hecho nada. Es más, a decir verdad, me es absolutamente antipático! Estoy hablando de Pinocho, la marioneta. Han de saber que la novela de Collodi, que ni siquiera se llamaba Collodi, la leí y me gustó. Hasta eso, Pinocho básicamente era bueno, aunque a veces decía mentiras. Por lo menos él pagaba las consecuencias en primera persona. Le crecía la naríz… Hoy en día, muchas personas cuentan mentiras, pero pagan las consecuencias siempre personas que no tienen culpa de nada.


XXIII – SBURLOT

Sono le 8.00. Oggi mi sembra di stare un po’ meglio di ieri. Speriamo in bene, perché domani vorrei rientrare al lavoro. Prima di parlare dello sburlot dobbiamo chiudere il racconto del granoturco. Pertanto, consiglio a chi non l’avesse ancora fatto, di leggere prima “Melgot”. Una volta a casa, le pannocchie dovevano essere sgranate. Bisognava togliere i chicchi di mais dal torsolo della pannocchia, per intenderci. Si poteva fare in vari modi. Io toglievo tre o quattro file di chicchi, con il pollice, lungo tutta la pannocchia. I primi chicchi, quelli dove la pannocchia era attaccata al fusto, erano quelli più tenaci da sgranare. Una volta “fatta la fila”, come la chiamavo io, il gioco era fatto. Gli altri chicchi si sgranavano con facilità. Vi racconto l’altro modo.


CXII – PUNK

In “Montatori e smontatori” scrissi che avrei completato il racconto stanotte. Notte insonne per via della chemio… Ho cambiato idea, perché mi sono venute in mente alcune cose che non vorrei poi dimenticarmi di scrivere. Nella tre giorni Valdostana di “3.585 metri”, racconto n° 79 o, meglio, LXXIX, che ho già reso pubblico, mi dimenticai di scrivere che fu in quei giorni che notai un aumento esponenziale della caduta dei miei capelli. Ma andiamo per gradi.


LXXX – TE AMO!

En “Remordimiento” les hice algunas confidencias. Tengo otros remordimientos. No muchos, a decir verdad. Pero nadie dice que no pueda poner remedio. Cada vez que Mónica me decía “Te amo” le contestaba “Yo también”. Cuando éramos novios, a veces me preguntaba “Por qué no me lo dices nunca?”. “Qué cosa?” Contestaba yo. Ella “Que me amas”. “Por qué haces esas preguntas? Claro que te amo. Es obvio que te amo. O no?” pensaba yo. Tú me dices “Te amo”, dos palabras, una de dos letras y una de tres: total 5 letras. Yo te digo “Yo también” dos palabras, una de dos letras y una de siete: total 9 letras. Nueve a cinco para mí… qué más quieres? Hagamos así: la próxima vez que me lo dices te contesto “Ajá, yo también”. Añado “ajá”. Doce a cinco para mí. Pongámonos serios de nuevo.>


LXXX – TI AMO!

In “Rimpianto” vi confidai alcune cose. Ne ho altri di rimpianti. Non molti per la verità. Non è detto, però, che non possa porvi rimedio. Ogni volta che Monica mi diceva “Ti amo” io le rispondevo “Anch’io”. Quando eravamo fidanzati, a volte mi chiedeva “Perché non me lo dici mai?”. “Cosa?” Rispondevo io. Lei “Che mi ami”. “Ma che domande sono? Certo che ti amo. È scontato che ti amo. O no?” pensavo. Tu mi dici “Ti amo”, due parole, una di due lettere e una di tre: totale 5 lettere. Io ti dico “Anch’io”, due parole, una di quattro lettere e una di due: totale 6 lettere. Sei a cinque per me… cosa vuoi di più? Facciamo così: la prossima volta che me lo dice le rispondo “Anche io”. Tolgo l’apostrofo e ci aggiungo la “E”. Sette a cinque per me. Torniamo seri adesso.


LXXIX 3.585 METRI

E fu così che nel pomeriggio di venerdì 22 agosto io e Luca partimmo per la Valle d’Aosta. Monica mi disse solo “Mi raccomando!”. Povera Mony… Apro una parentesi. Ricordate ciò che scrissi in “Formazione”? Siccome era mia intenzione approfittare di questi quattro giorni anche per formare Luca, feci guidare sempre lui. Sia in autostrada sia in montagna. Sì, perché fino ad allora non aveva ancora guidato né in autostrada né in montagna. Chiudo la parentesi.


LXXXI – AZZARDI

Qual è la cosa più bella che abbia mai fatto in vita mia? Penso di averne fatte tante di cose belle in questi quarantasette anni. Le cose più belle, però, non le ho fatte da solo. Le ho fatte con Monica. O, meglio, le ha fatte Monica con me… Luca e Chiara ad esempio. Sono “le due cose più belle che abbiamo fatto insieme”. Ho fatto altre cose belle in questi quarantasette anni. Alcune un pò azzardate. Soprattutto quando ero giovane, ve le racconterò prossimamente…